Quanto costa davvero un dipendente
Uno stipendio da 30.000 euro non costa 30.000 euro. Scrivi qui sotto il lordo che hai in mente: ti diciamo quanto esce dal conto dell'azienda, quanto arriva davvero al dipendente, e dove finisce la differenza.
È il lordo che scrivi nel contratto, prima di tasse e contributi.
Cambia i contributi a carico dell'azienda: l'industria paga la cassa integrazione, il terziario no.
41.226,12 €
all'anno
3435,51 € al mese (il totale annuo diviso 12)
1805,25 €
netti al mese, su 13 mensilità
23.468,25 € netti all'anno, tredicesima compresa
La differenza
Tra quello che spende l'azienda e quello che il dipendente incassa ci sono contributi e imposte. Si chiama cuneo fiscale.
17.757,87 €
all'anno, il 43,1% del costo
Da cosa è fatto il costo
- Retribuzione lorda (RAL)
- Quella che scrivi nel contratto
- Contributi INPS a carico azienda
- Pensione, malattia, maternità, disoccupazione
- Premio INAIL
- Assicurazione infortuni, 7‰ sulla retribuzione
- Accantonamento TFR
- Messo da parte ogni anno per la liquidazione
- Totale costo azienda 41.226,12 €
È una stima, non un cedolino. Usa i parametri fiscali 2026 e un tasso INAIL medio del 7‰: il tuo dipende dalla lavorazione e lo trovi nella tua PAT. Restano fuori le voci del tuo CCNL (scatti, superminimi, indennità), welfare, trasferte, premi di risultato e le agevolazioni sulle assunzioni. Per il numero esatto serve il tuo consulente del lavoro — o Quadra, che glielo prepara.
Il calcolo avviene nel tuo browser. Lo stipendio che scrivi non viene inviato da nessuna parte, non viene salvato e non lo vediamo nemmeno noi.
Questo era un dipendente. E tutti gli altri?
Quadra fa lo stesso conto sull'organico intero, reparto per reparto, e ci aggiunge ferie da smaltire e TFR già maturato. Noi non parliamo il burocratese.
Come si arriva a quel numero
La RAL è il punto di partenza, non il costo. La retribuzione annua lorda è quella scritta nel contratto: comprende la tredicesima e tutto ciò che il dipendente guadagna prima di tasse e contributi. È il primo dei quattro pezzi della spesa, non la spesa.
I contributi INPS a carico azienda. Sono circa il 30% della retribuzione e non li vede nessuno dei due: pagano la pensione futura, la malattia, la maternità, la disoccupazione e la cassa integrazione. L'aliquota esatta dipende dal settore, ed è il motivo per cui in questa pagina lo scegli.
Il premio INAIL. L'assicurazione contro gli infortuni. Vale pochi euro al mille sulla retribuzione, ma cambia parecchio tra un ufficio e un cantiere: il tasso tuo lo trovi sulla PAT.
Il TFR. Ogni anno l'azienda accantona circa una mensilità (la RAL divisa per 13,5) per la liquidazione. Non esce subito dal conto, ma è denaro già dovuto: contarlo dopo, quando qualcuno se ne va, è il modo classico per trovarsi un buco.
Il cuneo fiscale. È la distanza tra i due numeri grossi: quello che spende l'azienda e quello che il dipendente porta a casa. In Italia si aggira intorno al 40-50% e cresce con lo stipendio, perché cresce l'IRPEF. Non è una tassa che si può togliere: è la somma di contributi e imposte.
Cosa questa pagina non fa
Non è un cedolino e non sostituisce il tuo consulente del lavoro. Il tuo CCNL può avere scatti di anzianità, superminimi, indennità e una quattordicesima; un'assunzione può avere sgravi che abbassano parecchio il conto; welfare, buoni pasto, trasferte e premi di risultato hanno regole loro. Qui trovi l'ordine di grandezza giusto per decidere se una posizione sta in budget — che è la domanda che ti ha portato qui.